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Ucraina, in Fvg c'è mangime solo per altri 10 giorni: poi si rischia una strage di animali

Le conseguenze della guerra in Ucraina rischiano di mettere in ginocchio anche la zootecnia della regione. L’allarme tra gli allevatori è altissimo: dopo il blocco delle esportazioni di cereali e altre materie prime dall’Ucraina lo stop delle esportazioni di mais dell’Ungheria a rischio è la produzione di mangimi. «L’associazione dei mangimifici - sottolinea con una fortissima preoccupazione il presidente di Coldiretti Pordenone Matteo Zolin - ha comunicato che vi è un’autonomia di circa venti giorni, poi la produzione potrebbe fermarsi. Questo può anche significare scelta drastiche come dover abbattere capi di bestiame perché non c’è mangime sufficiente».

I CEREALI

Con la decisione dell’Ungheria di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole (oltre il 30% dei prodotti in regione) è a rischio un allevamento su quattro che dipende per l’alimentazione degli animali dal mais importato Ucraina e Ungheria. Se non si attivano canali di approvvigionamento alternativo, sarà inevitabile il blocco della produzione, con contraccolpi pesantissimi per gli allevamenti e la necessità di abbattimento degli animali presenti nelle stalle e il crollo delle produzioni alimentari di origine animale, come carni bovine, suine e avicole, latte, burro e formaggi e uova. In regione gli allevamenti bovini sono circa 800, mentre quelli di suini sono poco più di duecento. C’è poi il settore dell’avicolo e una trentina sono i piccoli allevamenti di pecore e capre. «Il settore - rimarca Andrea Lugo, presidente dell’Associazione allevatori Fvg - era già in forte difficoltà a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. I quasi 40 centesimi con i quali viene pagato il latte sono di più rispetto al recente passato, ma sono già stati “mangiati” dall’aumento delle bollette energetiche. Ora la tegola del blocco del mais dall’est europeo. Più di qualche azienda potrebbe non farcela più».

I TIMORI

Coldiretti mette in evidenza: «La necessità di politiche europee che non consentano situazioni come questa in emergenza. I costi di produzione già saliti oltre le soglie di guardia sono aumentati ulteriormente raggiungendo per alcuni prodotti valori che vanno dal 170% (concimi) all’80% (energia) e del 50% (i mangimi). L’autonomia - sottolinea il prosidente Zolin - su molti fronti dell’Italia e del Fvg è deficitaria. Si produce appena il 36% del grano tenero che serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo e il 63% della cane di maiale e dei salumi. Solo nel latte e nei formaggi si arriva all’84% dell’approvvigionamento autonomo». L’Italia è costretta oggi a importare molte materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti negli anni agli agricoltori che sono stati costretti e ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi dieci anni. Durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati. «La situazione - ancora il presidente di Coldiretti - ha visto gli importatori e i mangimifici acquistare mais, grano e orzo dove si pagava meno ma oggi rischiamo di pagare pesanti conseguenze come settore zootecnico. Una delle battaglie della associazioni di categoria dell’agricoltura negli ultimi anni è stata proprio quella di chiedere alla politica la garanzia di approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera e pagamenti sostenibili».
L’ultima enorme tegola sulla testa del comparto già in sofferenza, cioé lo stop delle esportazioni di mais dall’Ungheria (che si unisce al blocco dell’Ucraina) fa emergere il tema dell’autonomia e dell’adeguamento delle politiche europee. «Serve - è la richiesta quasi disperata degli allevatori - il rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine della sicurezza. Scelte urgenti che rendano l’Italia e l’Europa autosufficienti dal punto di vista dell’approvvigionamento delle materie prime e di conseguenza del cibo».

Articolo di Davide Lisetto, "Il Gazzettino". 

Ucraina, in Fvg c'è mangime solo per altri 10 giorni: poi si rischia una strage di animali

Le conseguenze della guerra in Ucraina rischiano di mettere in ginocchio anche la zootecnia della regione. L’allarme tra gli allevatori è altissimo: dopo il blocco delle esportazioni di cereali e altre materie prime dall’Ucraina lo stop delle esportazioni di mais dell’Ungheria a rischio è la produzione di mangimi. «L’associazione dei mangimifici - sottolinea con una fortissima preoccupazione il presidente di Coldiretti Pordenone Matteo Zolin - ha comunicato che vi è un’autonomia di circa venti giorni, poi la produzione potrebbe fermarsi. Questo può anche significare scelta drastiche come dover abbattere capi di bestiame perché non c’è mangime sufficiente».

I CEREALI

Con la decisione dell’Ungheria di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole (oltre il 30% dei prodotti in regione) è a rischio un allevamento su quattro che dipende per l’alimentazione degli animali dal mais importato Ucraina e Ungheria. Se non si attivano canali di approvvigionamento alternativo, sarà inevitabile il blocco della produzione, con contraccolpi pesantissimi per gli allevamenti e la necessità di abbattimento degli animali presenti nelle stalle e il crollo delle produzioni alimentari di origine animale, come carni bovine, suine e avicole, latte, burro e formaggi e uova. In regione gli allevamenti bovini sono circa 800, mentre quelli di suini sono poco più di duecento. C’è poi il settore dell’avicolo e una trentina sono i piccoli allevamenti di pecore e capre. «Il settore - rimarca Andrea Lugo, presidente dell’Associazione allevatori Fvg - era già in forte difficoltà a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. I quasi 40 centesimi con i quali viene pagato il latte sono di più rispetto al recente passato, ma sono già stati “mangiati” dall’aumento delle bollette energetiche. Ora la tegola del blocco del mais dall’est europeo. Più di qualche azienda potrebbe non farcela più».

I TIMORI

Coldiretti mette in evidenza: «La necessità di politiche europee che non consentano situazioni come questa in emergenza. I costi di produzione già saliti oltre le soglie di guardia sono aumentati ulteriormente raggiungendo per alcuni prodotti valori che vanno dal 170% (concimi) all’80% (energia) e del 50% (i mangimi). L’autonomia - sottolinea il prosidente Zolin - su molti fronti dell’Italia e del Fvg è deficitaria. Si produce appena il 36% del grano tenero che serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo e il 63% della cane di maiale e dei salumi. Solo nel latte e nei formaggi si arriva all’84% dell’approvvigionamento autonomo». L’Italia è costretta oggi a importare molte materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti negli anni agli agricoltori che sono stati costretti e ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi dieci anni. Durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati. «La situazione - ancora il presidente di Coldiretti - ha visto gli importatori e i mangimifici acquistare mais, grano e orzo dove si pagava meno ma oggi rischiamo di pagare pesanti conseguenze come settore zootecnico. Una delle battaglie della associazioni di categoria dell’agricoltura negli ultimi anni è stata proprio quella di chiedere alla politica la garanzia di approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera e pagamenti sostenibili».
L’ultima enorme tegola sulla testa del comparto già in sofferenza, cioé lo stop delle esportazioni di mais dall’Ungheria (che si unisce al blocco dell’Ucraina) fa emergere il tema dell’autonomia e dell’adeguamento delle politiche europee. «Serve - è la richiesta quasi disperata degli allevatori - il rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine della sicurezza. Scelte urgenti che rendano l’Italia e l’Europa autosufficienti dal punto di vista dell’approvvigionamento delle materie prime e di conseguenza del cibo».

Articolo di Davide Lisetto, "Il Gazzettino". 

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